L. Couperin
Prélude – La Pastourelle – Chaconne
dalla Suite per clavicembalo solo in re minore
Louis Couperin (1626–1661) fu un compositore, clavicembalista e organista francese. Insieme ai fratelli François e Charles, ancora giovanissimo si esibì davanti a Jacques Champion de Chambonnières, musicista alla corte di Luigi XIV. Colpito dal talento dei tre fratelli, Chambonnières li introdusse nell’ambiente musicale parigino. Louis Couperin divenne ben presto organista della chiesa di Saint-Gervais a Parigi e si affermò come uno dei più originali musicisti della sua generazione. La sua fama è legata soprattutto alle opere per clavicembalo, circa 130 pezzi conservati in importanti raccolte manoscritte. I suoi celebri préludes non mesurés, ispirati alla pratica improvvisativa dei liutisti, e le sue ciaccone rappresentano alcuni dei vertici della musica francese del XVII secolo. Insieme al nipote François Couperin, Louis è considerato una delle figure più importanti della famiglia Couperin.
La Suite in re minore è uno dei capolavori della musica clavicembalistica francese del Seicento, caratterizzata da una profonda vena malinconica ed espressiva. Non fu pubblicata dall’autore, ma è giunta fino a noi attraverso raccolte manoscritte, tra cui il celebre manoscritto Bauyn.
Prélude – Uno dei celebri préludes non mesurés di Couperin. Privo di stanghette di battuta, lascia all’interprete ampia libertà ritmica, evocando il carattere di un’improvvisazione.
La Pastourelle – Una danza elegante e vivace, ispirata all’immaginario pastorale tanto caro al gusto francese del primo Barocco.
Chaconne – Grandioso finale della suite, costruito su un breve nucleo tematico di quattro battute che ritorna più volte attraverso una serie di variazioni organizzate in quattro couplets. L’alternanza di trasformazioni ritmiche e melodiche mette in luce la straordinaria inventiva armonica e contrappuntistica del compositore.
C.P.E. Bach Trio Sonata per flauto, violino e basso continuo opera H . 574
I. Allegro
II. Adagio
III. Allegro
Carl Philipp Emanuel Bach (1714–1788), secondo figlio di Johann Sebastian Bach, frequentò la Thomasschule di Lipsia e studiò legge all’Università di Francoforte sull’Oder. Dal 1740 al 1767 fu al servizio di Federico il Grande come clavicembalista di corte; nel 1768 succedette a Georg Philipp Telemann come direttore della musica nelle principali chiese di Amburgo. Fu autore di numerose sinfonie, concerti, opere cameristiche, musica sacra, Lieder e composizioni per tastiera, tra cui le Sonate prussiane (1742), dedicate a Federico II di Prussia, le Sonate württemberghesi e le Sonate con ripresa variata (1760).
Il suo trattato Versuch über die wahre Art das Clavier zu spielen (1753–1762) costituisce una fonte fondamentale per la prassi esecutiva del XVIII secolo. Considerato uno dei principali artefici del passaggio dal tardo Barocco al Classicismo, contribuì all’affermazione dello stile galante e dello Empfindsamer Stil (stile sensibile), sviluppando un linguaggio ricco di contrasti espressivi e innovazioni formali. La sua musica esercitò una notevole influenza su Joseph Haydn, Wolfgang Amadeus Mozart e sul giovane Ludwig van Beethoven.
La Trio Sonata (Sonata a tre) in Sol maggiore H. 574 (Wq 144) di Carl Philipp Emanuel Bach è un importante esempio di musica da camera del XVIII secolo. Composta nel 1747, l’opera riflette pienamente lo stile sensibile (Empfindsamer Stil) che caratterizza la produzione matura del compositore. La partitura è destinata a flauto traverso, violino e basso continuo, secondo la tradizione della sonata a tre barocca. Le due voci superiori dialogano in modo autonomo ed espressivo sopra il basso continuo, generalmente realizzato da violoncello (o viola da gamba) e clavicembalo. In quest’opera Bach combina l’eredità contrappuntistica del Barocco con una nuova sensibilità espressiva, anticipando alcuni aspetti dello stile classico.
A. Vivaldi Concerto per violoncello e orchestra RV 424
I. Allegro non molto
II. Largo
III. Allegro
Lontano dall’essere conosciuto soltanto per le celebri Quattro Stagioni, il violinista e compositore italiano Antonio Vivaldi scrisse ben 465 concerti per gli organici più diversi. In ciascuna delle sue opere il compositore rimase fedele a sé stesso. Il suo linguaggio musicale, pur nella sua semplicità e immediatezza, è riconoscibile già dalle prime note, mentre le sue tecniche strumentali ricorrono da un’opera all’altra come il proseguimento ininterrotto di uno stesso concerto suddiviso in molte parti. Tuttavia, questo non annoia affatto né rende l’ascolto della sua musica monotono. Al contrario, nel flusso incessante delle sezioni che si alternano per tempo e carattere, si ha l’impressione che si rifletta l’unità stessa della vita e ciò che all’uomo moderno manca così spesso: la leggerezza dell’esistenza. È probabilmente per questo motivo che la musica di Vivaldi è così popolare ancora oggi.
Come emerge dalle testimonianze biografiche, il maestro Vivaldi era una persona allegra e amante della vita. Nonostante fosse stato ordinato sacerdote in giovane età, non rinunciava ai piaceri terreni. Secondo i suoi contemporanei, poteva persino interrompere una funzione religiosa che stava celebrando perché gli era venuta in mente una melodia degna di diventare una nuova composizione. Il suo temperamento vivace, la sua straordinaria energia e il suo amore appassionato per la musica gli permisero di raggiungere rapidamente la fama.
Vivaldi era conosciuto non solo come compositore, ma anche come violinista e violoncellista virtuoso. Era apprezzato inoltre come direttore dell’orchestra e del coro dell’Ospedale della Pietà a Venezia e come autorevole insegnante in una delle migliori scuole musicali femminili della città. Era però noto anche come un audace trasgressore delle regole cittadine. Benché avesse trascorso la maggior parte della sua esistenza a Venezia, negli ultimi anni della sua vita si trasferì a Vienna, dove morì in solitudine, povertà e quasi totale anonimato. Per lungo tempo Vivaldi fu ricordato soprattutto perché Johann Sebastian Bach realizzò numerose trascrizioni delle opere del suo predecessore. Tuttavia, gli studi musicologici dedicati alla sua produzione hanno permesso di riconoscerlo come un grande maestro, le cui migliori composizioni esercitano un’influenza benefica sugli ascoltatori.
Solo nel XX secolo venne avviata la pubblicazione dell’edizione completa delle sue opere strumentali. Il suo catalogo non comprende soltanto concerti strumentali. Vivaldi compose anche opere liriche, oratori, cantate profane, serenate per una o più voci e circa cinquantacinque composizioni sacre, tra cui il celebre Stabat Mater, oltre a mottetti, salmi e numerose altre opere.
J.S. Bach Concerto Brandeburghese n. 5, BWV 1050
I. Allegro molto moderato
II. Affettuoso
III. Allegro
Dal 1717 Bach si trovava alla corte di Cöthen con l’incarico di maestro di cappella e qui ebbe l’occasione di soddisfare la richiesta di Christian Ludwig, margravio del Brandeburgo, scrivendo una serie di composizioni per la sua orchestra. I Six concerts avec plusieurs instruments, inviati il 24 marzo 1721, e successivamente denominati Concerti brandeburghesi dal grande biografo bachiano Philipp Spitta, costituiscono un affascinante laboratorio delle possibilità della scrittura orchestrale, esplorate attraverso una straordinaria varietà di soluzioni compositive.
Le novità storiche più importanti della serie dei Concerti brandeburghesi provengono dal Concerto n. 5 in Re maggiore, BWV 1050, che integra all’interno di una struttura da concerto grosso una parte solistica preponderante, scritta per uno strumento che attorno al 1720 non aveva status solistico: il clavicembalo.
A proposito di citazioni simpatiche, il pianista e organista Konstantin Lifschitz scrive: «Il fatto stesso che noi possediamo i Concerti brandeburghesi, lo dobbiamo al Re Soldato, perché permise al margravio Cristiano Ludovico di mantenere nel Castello di Berlino la propria cappella. Senza il margravio, Bach, o meglio la Cappella di Köthen, non avrebbe avuto “i belli clavicymbala” di Michael Mietke, nel linguaggio comune clavicembali, e noi non avremmo la grande Cadenza del Quinto Concerto, dalla quale, in realtà, prende avvio il concerto per i tasti con orchestra». E un’altra, di Massimo Mila: «La sua immensa produzione musicale fu messa assieme con un lavoro assiduo, metodico e tranquillo, eseguito con scrupolosa cura di artigiano ed inteso, senza alcuna posa, come servizio di Dio. Senza posa, che se Bach fosse stato calzolaio, avrebbe fatto a maggior gloria di Dio un numero sterminato di scarpe, tutte accuratamente lavorate e finite».
note di sala a cura di Valerij Voskobojnikov

