Il nostro grato pubblico si è ormai abituato alle «scoperte» di Gidon Kremer. Il grande violinista ci ha fatto conoscere, in numerose occasioni, la musica dei suoi contemporanei e amici compositori, tra cui Alfred Schnittke, Edison Denisov, Giya Kancheli, Sofia Gubajdulina, Arvo Pärt, Aleksandr Raskatov, Leonid Desyatnikov e Pēteris Vasks, ma anche Philip Glass, John Adams e, soprattutto, Astor Piazzolla, protagonista del concerto di questa sera dedicato al tango. Molti di loro hanno scritto opere appositamente per Kremer e gliele hanno dedicate. Kremer ha inoltre svolto un ruolo fondamentale nella riscoperta della musica di Mieczysław Weinberg, riportando all’attenzione del pubblico le sue Sonate per violino e pianoforte insieme a Martha Argerich. Grazie a questa instancabile attività di divulgazione e alla valorizzazione di pagine ingiustamente dimenticate, il nostro pubblico ha potuto ascoltare, attraverso il lavoro di Gidon Kremer, una straordinaria quantità di capolavori appartenenti alle epoche e ai linguaggi più diversi. Oggi, tuttavia, non mi soffermerò sull’immenso repertorio del violinista: basta uno sguardo alla sua vastissima discografia, come solista, camerista e con la Kremerata Baltica, l’orchestra da lui fondata trent’anni fa, per rimanere stupiti dall’eccezionale ampiezza del suo percorso artistico.
Il programma di questa sera sarà interamente illuminato dalla luce inesauribile del tango di Astor Piazzolla, compositore che ha esercitato un’influenza decisiva sullo sviluppo della musica contemporanea, ben oltre il fascino immediato del suo linguaggio. Piazzolla occupa infatti un posto unico nella storia della musica del Novecento: trasformò il tango da musica prevalentemente destinata alla danza in una vera forma d’arte da concerto. Il suo stile, pur conservando intatta l’anima del tango argentino, introduce armonie sofisticate influenzate da Igor Stravinskij e Béla Bartók, elementi improvvisativi e ritmici derivati dal jazz, oltre a forme musicali più articolate, pensate per un ascolto concertistico oltre che per la danza. Questa rivoluzione fu inizialmente accolta con ostilità in Argentina: molti tradizionalisti accusarono Piazzolla di «tradire» il tango. Col tempo, però, la sua visione finì per ridefinire il genere. Dal punto di vista della storia della musica, Piazzolla è importante soprattutto perché riuscì a superare una distinzione che nel Novecento sembrava invalicabile: quella fra musica colta e musica popolare. Le sue composizioni fanno oggi parte stabilmente del repertorio dei maggiori interpreti di tutto il mondo. Il suo ruolo può essere accostato a quello svolto da George Gershwin nell’incontro fra jazz e musica sinfonica, o da Heitor Villa-Lobos nell’integrazione del folklore brasiliano nella musica d’arte. Piazzolla compì un’operazione analoga con il tango: ne preservò l’identità più profonda, proiettandolo però in una dimensione universale.
Accanto alle celebri melodie e ai ritmi del maestro argentino, Kremer presenterà anche musiche di due compositori ex-sovietici: il lèttone Oskar Strock, autore di pagine di straordinaria popolarità internazionale (tra cui Čërnye glaza, «Occhi neri») ma il cui nome è oggi raramente ricordato, e il suo connazionale Georgs Pelēcis (1947).
Il compositore e pianista Oskar Strock nacque a Daugavpils nel 1893, quando la città aveva appena cambiato nome da Dinaburg a Dvinsk. Suo padre dirigeva uno dei più importanti ensemble klezmer della città e lavorava anche come musicista presso il teatro locale. Quando Oskar aveva undici anni, la famiglia si trasferì a San Pietroburgo. Qui studiò al Conservatorio e lavorò come pianista accompagnatore sia nei concerti sia nelle sale cinematografiche. Dopo la Prima guerra mondiale, nel 1922, tornò in Lettonia, stabilendosi però a Riga. Fu l’unico membro della famiglia a rispondere all’appello del governo della neonata Repubblica di Lettonia, che invitava i nati nel Paese e i loro discendenti a rientrare per ottenerne la cittadinanza. Il periodo compreso fra le due guerre rappresentò il momento di massimo splendore della sua carriera artistica. Negli anni Trenta divenne celebre in numerosi Paesi anche grazie allo sviluppo dell’industria discografica. I suoi tanghi di maggior successo furono interpretati dal cantante Pëtr Leščenko, che egli aveva scoperto a Riga all’inizio del decennio. Durante la Seconda guerra mondiale fu evacuato in Kazakistan. Tornato a Riga al termine del conflitto, trovò una realtà profondamente mutata dall’occupazione sovietica. Nel 1948 la campagna contro il «formalismo», il «modernismo» e il «cosmopolitismo» promossa dal Partito Comunista dell’Unione Sovietica – che costituì anche uno degli strumenti della politica antisemita staliniana – colpì duramente anche la sua produzione. I suoi tanghi, considerati espressione della cultura “borghese”, furono di fatto esclusi dai circuiti ufficiali. Nonostante ciò, Strock rimase estremamente popolare negli ambienti culturali informali. I dischi degli anni Trenta contenenti le sue composizioni venivano duplicati clandestinamente e la sua musica continuava a essere eseguita nei ristoranti e nelle case della cultura. Per quasi trent’anni, tuttavia, le autorità sovietiche lo ignorarono completamente. Oskar Strock morì nel 1975 e fu sepolto nel Nuovo Cimitero Ebraico di Riga. Nel corso della sua vita compose oltre trecentocinquanta opere, fra cui quarantaquattro tanghi.
Nel XXI secolo la sua fama ha conosciuto una significativa rinascita. Numerose pubblicazioni lo hanno definito il «Re del tango»; Raimonds Pauls gli ha dedicato, per Laima Vaikule, la canzone Korol’ sočinjaet tango («Il re compone il tango»); il Teatro Russo di Riga gli ha dedicato uno spettacolo; la regista Ilona Brūvere ha realizzato un documentario sulla sua vita e, sulla casa di via Tērbatas, dove abitò per trent’anni, è stata apposta una targa commemorativa.
Breve e nostalgico brano elegante del compositore lettone contemporaneo Georgs Pelēcis (1947), con il triste titolo All in the Past («Tutto è passato»), è una felice eccezione rispetto alle cupe composizioni che rifiutano completamente proprio quel maledetto passato. Il brano, scritto da un amico di Kremer, porta il sottotitolo «Remembering Oskar Strock» («In memoria di Oskar Strock»).
note di sala a cura di Valerij Voskobojnikov

