J.S. Bach Variazioni Goldberg BWV 988 (trascrizione di D. Sitkovetskij)
Aria con trenta variazioni
«La musica veramente bella, comunque la si esegua, suonerà sempre bene. Qualsiasi preludio e fuga di Bach può essere eseguito a qualsiasi tempo, con qualsiasi sfumatura dinamica o persino senza alcuna, e sarà comunque magnifico. Ecco come bisogna scrivere musica: in modo che nessun mascalzone possa rovinarla.»
(da una lettera di Dmitrij Šostakovič a Isaac Glikman, Mosca, 28 agosto 1955)
Queste parole di Šostakovič mi sono tornate alla mente mentre ascoltavo la magnifica trascrizione delle Variazioni Goldberg realizzata dal violinista, direttore d’orchestra e arrangiatore Dmitrij Sitkovetskij. Le parole del grande compositore, spesso pungenti e ironiche, sembrano riferirsi proprio a un caso come questo: quando una musica geniale, concepita per la tastiera, acquista un fascino ancora maggiore nell’esecuzione degli strumenti ad arco, rivelando una moltitudine di dettagli nascosti tra le note.
Anzi, da pianista consiglierei ai miei colleghi di ascoltare questa versione di Sitkovetskij prima di affrontare lo studio delle Variazioni Goldberg e di prestare particolare attenzione agli archetti, alle articolazioni e alle sfumature espressive dell’esecuzione del trio d’archi.
Dopo il successo della sua trascrizione delle Variazioni Goldberg di Johann Sebastian Bach per trio d’archi, Sitkovetskij ha realizzato oltre trenta trascrizioni, prevalentemente per orchestra d’archi, di opere di Bach, Joseph Haydn, Ludwig van Beethoven, Johannes Brahms, Ernst von Dohnányi, Béla Bartók, Pëtr Il’ič Čajkovskij, Dmitrij Šostakovič, Igor Stravinskij e Alfred Schnittke.
Nel 1741 Johann Sebastian Bach compose una vasta raccolta di opere riunite sotto il titolo di Clavier-Übung («Esercizio per tastiera»). Insieme al Concerto italiano, all’Ouverture nello stile francese, al Preludio e fuga in mi bemolle maggiore per organo e ad alcune elaborazioni di corali, la raccolta comprendeva anche l’Aria con trenta variazioni, meglio conosciuta come Variazioni Goldberg.
Secondo la tradizione, il committente dell’opera fu il conte Hermann Karl von Keyserlingk, ambasciatore russo presso la corte dell’Elettore di Sassonia, che visitava spesso Lipsia. Nei suoi viaggi era accompagnato da Johann Gottlieb Goldberg, giovane e straordinario virtuoso del clavicembalo, al quale sarebbe stato affidato il compito di intrattenere durante la notte il conte, afflitto da insonnia. Questa storia è raccontata dal biografo di Bach Johann Nikolaus Forkel, ma la sua attendibilità è incerta. Forkel non poté essere testimone diretto degli eventi, essendo nato successivamente, e raccolse le proprie informazioni dai figli del compositore, tra cui Wilhelm Friedemann Bach, che non sempre fu preciso o attendibile riguardo alle opere del padre.
È comunque certo che Keyserlingk fu un importante mecenate di Bach: gli consegnò personalmente il documento che lo nominava compositore di corte dell’Elettore di Sassonia – forse proprio grazie al suo intervento –, fu padrino di uno dei nipoti di Bach e sua figlia studiò con uno dei figli del compositore.
Quanto a Goldberg, già in giovanissima età stupiva il pubblico con la sua straordinaria abilità, suonando il clavicembalo a occhi chiusi e leggendo spartiti capovolti. È quindi plausibile che un’opera tanto complessa fosse destinata a lui. Inoltre, un ciclo così ampio era certamente adatto ad accompagnare le interminabili notti insonni del conte: si tratta infatti di uno dei più estesi cicli di variazioni per tastiera composti durante l’epoca barocca.
Esiste però un’altra ipotesi. Secondo alcuni studiosi, Bach iniziò a lavorare alle Variazioni Goldberg già prima del 1736, mentre aspirava alla carica di compositore di corte dell’Elettore di Sassonia, impegnato allora nella conquista della corona polacca. Ciò spiegherebbe la presenza di elementi di polacca all’interno del ciclo. In quel periodo Goldberg non aveva ancora compiuto dieci anni, quindi Bach non poteva aver pensato a lui come destinatario. Più tardi il compositore avrebbe ripreso e rielaborato l’opera, dedicandola infine al giovane virtuoso; forse proprio l’incontro con Goldberg lo spinse a completarla.
Nel catalogo di Bach non sono molte le opere che portano nel titolo la parola «variazioni», ma il principio della variazione occupa un posto fondamentale nella sua produzione: anche molti preludi corali sono, in sostanza, variazioni su melodie di corali. Nelle Variazioni Goldberg, tuttavia, questo principio raggiunge una delle sue più alte espressioni.
Come tema, Bach utilizzò una sarabanda tratta dal secondo Quaderno musicale di Anna Magdalena Bach. La melodia, riccamente ornata, fa pensare che essa stessa possa essere una variazione di un tema più semplice. L’Aria compare due volte: apre e chiude il ciclo, incorniciando le trenta variazioni. Queste sono organizzate secondo un principio ricorrente: ogni terza variazione è un canone, con l’intervallo canonico che aumenta progressivamente dall’unisono fino alla nona; la trentesima variazione sostituisce il previsto canone alla decima con un Quodlibet.
Una caratteristica particolarmente interessante delle Variazioni Goldberg è la straordinaria varietà di stili musicali. Lo stile italiano emerge nelle variazioni di carattere toccatistico; il ritmo puntato e l’abbondanza di ornamenti richiamano lo stile francese; lo stile tedesco si manifesta nell’uso dell’imitazione canonica. Gli elementi della polacca evocano la tradizione musicale polacca, mentre alcune variazioni presentano caratteristiche dello stile galante, allora in rapida diffusione, con melodie cantabili e strutture periodiche ben definite.
Questa straordinaria varietà testimonia la capacità di Bach di ricondurre linguaggi e stili differenti a un’unica, rigorosa concezione formale, trasformando il principio della variazione in una vera e propria esplorazione delle possibilità della scrittura per tastiera.
note di sala a cura di Valerij Voskobojnikov

