Note di sala a cura di Valerij Voskobojnikov
Franz Joseph Haydn (1732-1809)
Quartetto per archi in do maggiore Hob. III:39 “Vogelquartett” (“The Bird”) – Russische Quartette n. 3 (1778-81)
I. Allegro moderato
II. Scherzo – Trio
III. Adagio, ma non troppo
IV. Finale. Rondo. Presto
I Quartetti Op. 33 furono composti da Franz Joseph Haydn nell’estate e nell’autunno del 1781 per la casa editrice viennese Artaria. Questa serie di opere è nota anche come “quartetti russi”, poiché furono dedicati al Granduca Paolo di Russia e molti vennero eseguiti per la prima volta nel Natale del 1781 nell’appartamento della moglie del duca, la Granduchessa Maria Feodorovna. Alcuni studiosi hanno ipotizzato che questi quartetti abbiano ispirato i sei quartetti di Mozart dedicati a Haydn, ma non ci sono prove dirette in tal senso.
Quando Haydn parlò di uno “stile nuovo e speciale” per questi quartetti, non era un semplice vanto: ogni nuova composizione rivela ulteriori sfaccettature della sua immaginazione sempre fertile. Considerato maestro dell’arguzia musicale, Haydn amava sorprendere l’ascoltatore, giocando con le ambiguità di forma e funzione.
Nel Vogelquartett, il primo movimento mostra un uso sapiente degli abbellimenti, in particolare le acciaccature: note brevissime suonate subito prima della nota principale, che aggiungono colore e un accento ritmico. Questo artificio crea l’effetto dei cinguettii degli uccelli, riprodotto dai quattro strumenti.
I movimenti lenti, come l’Adagio, hanno un tono leggermente malinconico, con variazioni nella parte del primo violino che ne arricchiscono il discorso musicale. Il Finale, Rondò, è vivace e giocoso, riprendendo l’effetto “di uccello” con note ribattute nel tema, sviluppato con eleganza e leggerezza tipicamente haydniana.
Anton Webern (1883–1945)
Langsamer Satz (Movimento lento) per quartetto d’archi (1905)
Langsamer Satz fu composto da Anton Webern all’inizio dei suoi studi di composizione con Arnold Schönberg. Appartiene a un gruppo di opere da camera giovanili, di cui solo il Quintetto per pianoforte e archi fu completato ed eseguito. Gli altri movimenti per quartetto non sono collegati né a Langsamer Satz, né ad altre opere per pianoforte o vocali. Queste composizioni non furono numerate dall’autore e rimasero inedite durante la sua vita; l’op. 1, Passacaglia, apparve solo nel 1908.
Nonostante manchino i tratti distintivi dello stile maturo di Webern, Langsamer Satz affascina per il lirismo solenne, la spontaneità espressiva e la chiarezza formale. Come il primo dei due Lieder giovanili di Alban Berg, offre una chiara idea della tradizione romantica da cui Schönberg e i suoi allievi trassero ispirazione.
Composto nel giugno del 1905, il brano nacque durante un’escursione in Austria con la cugina di Webern, futura moglie. È musica d’amore, come il compositore ventunenne la descrisse nel suo diario: un’esplosione di energia emotiva. Langsamer Satz mostra già la sofisticata manipolazione tematica che caratterizzerà la sua musica atonale e seriale.
Strutturato in forma ternaria, il brano utilizza due temi principali: una melodia ampia ad arco e un motivo più cromatico introdotto dal secondo violino. La parte centrale si sviluppa attraverso un tema rapsodico in fluide terzine. Un epilogo di armonie tranquille e fluttuanti chiude questo intenso ricordo della giovinezza del compositore.
Maurice Ravel (1875-1937)
Quartetto per archi in fa maggiore
I. Allegro moderato
II. Assez vif, très rythmé
III. Très lent
IV. Vif et agité
I primi anni del XX secolo furono fondamentali per la formazione musicale di Maurice Ravel. Pur essendo poche, le opere composte in questo periodo rappresentano un contributo significativo alla musica francese. Il Quartetto in fa maggiore fu composto nella classe di Gabriel Fauré e dedicato al maestro. Il primo movimento, sottoposto ad esame, non suscitò grande interesse, ma il pubblico reagì con entusiasmo durante la prima esecuzione, tenuta dalla Société Nationale de Musique il 5 marzo 1904. La critica si divise, e non mancarono i paragoni con Debussy, spesso poco pertinenti, poiché ciascun compositore seguiva una propria strada. Debussy stesso rivolse a Ravel questo consiglio: «In nome del Dio della Musica e mio, non cambiare nulla nel tuo Quartetto». E il tempo confermò la saggezza di questo avvertimento: il Quartetto in fa rimane tra le opere in grado di arricchire qualsiasi programma, come osservò Prokofiev.
Il Quartetto è strutturato secondo la tradizionale forma in quattro movimenti. L’Allegro moderato iniziale ha un tono lirico, luminoso e pacato, enfatizzato dall’indicazione Très doux (“Molto teneramente”). Qui non si alternano due temi contrapposti, ma la musica mantiene un’unica atmosfera luminosa, muovendosi con fluida eleganza ritmica. Il secondo movimento, Assez vif, très rythmé (“Assai vivo, molto ritmico”), colpisce per il suo metro variabile (6/4, 3/4) e per alcuni episodi poliritmici che prefigurano le ricerche ritmiche di Ravel nei lavori successivi. Il terzo movimento, Très lent (“Molto lento”), è una meditazione lenta e calda, con una melodia dolce e avvolgente che richiama echi del primo movimento, traendo fascino da un equilibrio tra lirismo e raffinatezza. Il finale, Vif et agité (Vivece e irrequieto), inizia con un rapido movimento in 5/8, che anticipa i futuri riferimenti ritmici alla musica basca. L’episodio iniziale lascia spazio a una sezione cantilenante e melodicamente intensa, chiudendo il Quartetto con brillante eleganza.
Con questa esecuzione, oltre al concerto monografico del 5 settembre, il Festival omaggia i 150 anni dalla nascita di Maurice Ravel, uno dei compositori più originali, raffinati e amati anche nel nostro tempo.

