Note di sala a cura di Valerij Voskobojnikov
Quest’anno l’Elba Festival Prize viene assegnato a due giovani promesse elbane: il pianista Matteo Bussi e il violinista di origine ucraina Oleksandr Sayko. Il concerto, organizzato in collaborazione con l’Associazione Amici del Festival, include musiche di Bach, Haydn, Debussy e Mozart, celebrando il talento emergente e l’orgoglio locale.
J.S. Bach
Adagio e Presto dalla Sonata n. 1 in sol minore per violino solo BWV 1001
Le Sonate e Partite per violino solo risalgono al periodo di Bach a Köthen (1717-1723). L’autografo reca la data 1720, che indica l’anno in cui la raccolta fu probabilmente preparata per la stampa; le date di composizione dei singoli movimenti sono invece incerte. La serie si apre con uno degli Adagi più intensi mai scritti da Bach, introducendo una delle massime raccolte per violino. La Sonata n. 1 in sol minore è in quattro tempi, secondo lo schema della Sonata da chiesa: lento – veloce – lento – veloce, con Adagio introduttivo, Fuga, Siciliana e Presto.
Nell’Adagio, Bach sviluppa una scrittura molto espressiva, in cui gli accordi che sostengono l’armonia si intrecciano con linee melodiche scorrevoli e altre voci in polifonia. La musicologia ha spesso discusso la natura e le modalità esecutive di questi pezzi: Albert Schweitzer arrivò perfino a ipotizzare l’uso di un arco più curvo per eseguire i numerosi accordi a quattro voci che caratterizzano la polifonia bachiana. Il Presto finale è un travolgente caleidoscopio in moto perpetuo, con un continuo avvicendarsi di arcate e fraseggi all’interno di un disegno ritmico costante.
Ivan Karabyts (1945–2002)
Musicista per violino solo
Ivan Karabyts è stato un compositore e direttore d’orchestra ucraino. Nato nell’Oblast’ di Donetsk, nell’Ucraina orientale, e diplomò al Conservatorio di Kiev nel 1971, dove studiò con Borys Ljatoshyn’skyj e Myroslav Skoryk, due figure di spicco della musica ucraina. Karabyts diresse l’Ensemble di danza del distretto militare di Kiev e la Camerata di Kiev, insegnando al Conservatorio di Kiev. Scrisse opere per pianoforte, orchestra, voce, pianoforte e voce, nonché per diverse combinazioni di strumenti, eseguite in tutte le nazioni dell’ex Unione Sovietica, in Europa e negli Stati Uniti. Morì a Kiev all’età di 57 anni. La maggior parte delle prime opere erano lavori da camera, alcuni dei quali caratterizzati da influssi folk rivisitati in chiave contemporanea, tra cui Musica per violino solo (1974).
In una lettera Karabyts descrisse il suo stile: «In epoca sovietica, abbiamo ricevuto un’istruzione di base, ma non eravamo sufficientemente informati su ciò che stava accadendo nel mondo della musica multiforme… La mia musica [è] caratterizzata dal desiderio di sintetizzare diverse fonti musicali… Mahler, Ljatoshyn’skyj, Stravinskij, Šostakovič, [sono alcuni che] influenzano la mia musica…».
Si può aggiungere che, nel brano che ascolteremo, il compositore dimostra una conoscenza approfondita delle possibilità dello strumento ad arco, arricchendone il repertorio con grande originalità.
Franz Joseph Haydn (1732-1809)
Sonata per pianoforte in si minore Hob. XVI:32
I. Allegro moderato
II. Minuetto e Trio
III. Finale. Presto
La Sonata in si minore risale agli anni tra il 1774 e il 1776. L’Allegro moderato si caratterizza per una composta e nostalgica intimità, resa quasi nuda dalla scrittura a due sole voci. Delizioso cameo è il Minuetto, un canto serale di elegante e lirica cantabilità. Il Trio è poco più intenso, ma i suoi cupi toni vengono dissipati dal placido ritorno del Minuetto. Anche il Finale è improntato al contrasto: da un lato il serioso tema iniziale, dall’altro le rapide figurazioni acute nate dal medesimo incipit di note ribattute. Non si tratta, come potrebbe sembrare, di un Rondò (per quanto simile nel tema ad altre Sonate), bensì di una forma-sonata a pieno titolo.
L’intera composizione, che dura circa 17 minuti, è permeata da un colore malinconico, il che giustifica la scelta della “fatale” (!) tonalità di si minore, tradizionalmente associata a un carattere cupo e drammatico, e, aggiungo, assai rara nella produzione cameristica di Haydn, solitamente più gioiosa e ottimista.
Claude Debussy (1862-1918)
Estampes per pianoforte
I. Pagodes – Modérément animé
II. La soirée dans Grenade – Dans un rythme nonchalamment gracieux (mouvement de Habanera)
III. Jardins sous la pluie – Toccata, net et vif
La suite Estampes (1903) è la prima opera per pianoforte che Debussy compose dopo la prima di Pelléas et Mélisande (1902). Segna l’inizio di una nuova fase creativa, caratterizzata da importanti scoperte stilistiche e da conquiste decisive nel campo della scrittura pianistica.
Il titolo scelto dal compositore proviene dalle arti figurative: il termine francese “estampe” indica infatti una stampa ricavata da un’incisione. Debussy vi allude non solo alla specifica “visibilità” delle immagini musicali, ma anche alla qualità grafica delle linee, spesso nette e contrastate come in un disegno in bianco e nero, pur senza rinunciare a una vivace ricchezza timbrica e armonica.
I tre brani di Estampes evocano immagini legate a tre differenti mondi culturali: Cina, Spagna e Francia. Ognuno di questi “ritratti” prende forma attraverso particolari coloriture modali e soluzioni timbriche che suggeriscono, in filigrana, il suono degli strumenti tradizionali.
Il “mondo” dell’Estremo Oriente si manifesta nel primo brano, Pagodes (“Pagode”). Durante l’Esposizione Universale di Parigi del 1889, Debussy aveva ascoltato il gamelan, orchestra tradizionale giavanese, restandone profondamente colpito. L’eco di gong, tamburi, campane e percussioni dai timbri insoliti per l’orecchio europeo si riflette nella tessitura pianistica.
L’immagine della Spagna appare nel secondo brano, La soirée dans Grenade (La sera a Granada), in cui è dipinta come uno “schizzo paesaggistico” di una sera d’estate. È una delle prime incarnazioni del tema spagnolo nella musica di Debussy e segna anche il suo primo impiego della habanera – stile che tornerà nel Preludio La puerta del Vino e in Ibéria, dalla suite orchestrale Images. Senza ricorrere a melodie popolari autentiche, il compositore evoca con sottile raffinatezza le inflessioni ritmiche e il colore di questa danza.
Se i primi due brani della suite richiamano culture straniere, il terzo – Jardins sous la pluie (Giardini sotto la pioggia) – è un omaggio alla Francia. Qui Debussy intreccia citazioni di due canzoni popolari: Nous n’irons plus au bois, les lauriers sont coupés (“Non andremo più nel bosco, gli allori sono stati tagliati”) e la ninna nanna Do, do, l’enfant do (“Dormi, dormi, bambino dormi”), le cui melodie agiscono qui come “simboli” musicali della tradizione francese.
Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791)
Sonata per violino e pianoforte in sol maggiore K. 301
I. Allegro con spirito
II. Allegro
Nella primavera del 1778 Mozart giunse per la terza volta a Parigi alla ricerca di un impiego stabile e di successo come pianista e compositore, seguendo i consigli del padre Leopold e del barone von Grimm, personaggio influente dell’Ancien Régime di Luigi XVI e un tempo ammiratore del giovane prodigio salisburghese. Ma il soggiorno parigino non ebbe i risultati sperati: la lista di possibili amici e protettori, su cui Mozart aveva riposto fiducia, si rivelò ben presto fondata su illusioni. Egli stesso, in una lettera al padre del 1° maggio 1778, espresse chiaramente la sua disillusione: «La gente si profonde in complimenti e tutto finisce lì. Mi si prenota per questo o quel giorno; io suono e mi sento dire: oh! c’est un prodige, c’est inconcevable, c’est étonnant! [è un prodigio, è inconcepibile, è sorprendente!] – e buona notte!».
Proprio nell’estate di quell’anno Mozart terminò a Parigi la serie delle cinque Sonate per violino e pianoforte iniziate a Mannheim. Così come le altre quattro dello stesso gruppo, dette anche “Palatine” perché dedicate alla moglie dell’elettore del Palatinato Karl Theodor, la Sonata in sol maggiore si articola in due soli movimenti, nel rispetto di una tradizione precedente che considerava queste composizioni come duetti concisi ed essenziali tra pianoforte e violino, quest’ultimo talvolta sostituito dal flauto.
Nel primo movimento (Allegro con spirito) il violino ha un ruolo predominante e soltanto in un secondo momento il pianoforte riafferma la sua autonomia, sviluppando il tema principale in un dialogo vivace e ricco di invenzioni melodiche. L’Allegro conclusivo è un rondò di gusto francese, che tuttavia richiama lo stile di Haydn per la freschezza e la naturalezza delle idee musicali, sgorganti con apparente spontaneità dall’interno stesso del discorso sonoro.

