Note di sala a cura di Valerij Voskobojnikov
Isaac Albéniz (1860-1909)
El Puerto, Granada, Córdoba
«La sublime e straordinaria intuizione musicale di Albéniz potrebbe essere paragonata a una coppa piena fino all’orlo di vino puro, riscaldato dal sole del Mediterraneo». (Felipe Pedrell)
Il nome di Isaac Albéniz è indissolubilmente legato al movimento musicale spagnolo del Renacimiento, nato tra XIX e XX secolo grazie all’ispirazione di Felipe Pedrell, sostenitore della rinascita della cultura musicale nazionale. Albéniz, insieme a Enrique Granados, fu tra i primi a creare esempi di questa nuova musica, mentre l’opera di Manuel de Falla ne rappresentò l’apice.
All’età di dieci anni Isaac Albéniz fuggì da casa in cerca di avventure. Le cronache raccontano che riuscì a imbarcarsi clandestinamente su una nave diretta in Sud America. A Buenos Aires condusse un periodo difficile, finché un suo connazionale non gli organizzò concerti in Argentina, Uruguay e Brasile. Viaggiò anche a Cuba e negli Stati Uniti, dove per mantenersi svolse i lavori più diversi, persino nel porto. In seguito raggiunse Lipsia, dove studiò al Conservatorio, per poi perfezionarsi a Bruxelles, uno dei migliori d’Europa. Determinante fu il suo incontro con Franz Liszt a Budapest, e il fatto che il grande Maestro ungherese lo accettò come allievo fu un’ulteriore conferma del suo talento.
Tra gli anni Ottanta e i primi anni Novanta Albéniz svolse una brillante carriera concertistica, effettuando tournée in molti paesi d’Europa (Germania, Inghilterra, Francia) e d’America (Messico, Cuba). Il suo brillante pianismo conquistò i contemporanei per vivacità e virtuosismo, e la stampa spagnola lo definì all’unanimità il “Rubinstein spagnolo”.
Dal 1894 visse a Parigi, dove perfezionò le proprie capacità compositive sotto la guida di Paul Dukas e Vincent d’Indy e strinse un forte legame con Claude Debussy, che influenzò profondamente la sua musica.
Tra le sue opere più importanti: Suite Spagnola, suite Spagna op. 165, ciclo Melodie Spagnole op. 232 e i 12 pezzi di Iberia (1905-07), in cui radici nazionali e innovazione musicale si fondono armoniosamente.
El Puerto è il secondo brano del primo libro di Iberia, vivace e ritmico, ispirato al porto di Cadice e alla danza zapateado.
Granada è il primo pezzo della Suite Española n. 1 (1886). Originariamente scritto per pianoforte, e successivamente trascritto per chitarra da Miguel Llobet, è divenuto uno dei brani più importanti del repertorio chitarristico.
Cordoba, n. 4 delle Melodie Spagnole, ricorda un notturno con ritmi di paso doble e baile de palillos. Sulla partitura, la didascalia recita: «Nel silenzio della notte, interrotto dal sussurro delle brezze profumate di gelsomino, risuonano le guzlas, accompagnando le serenate, diffondendo melodie ardenti e note dolci come l’ondeggiare delle palme nell’alto dei cieli».
Maurice Ravel (1875-1937)
Sonatine M. 40 – Trascrizione per due chitarre di Tomasi e Musso
I. Modéré
II. Mouvement de menuet
III. Animé
Nel 1905 Maurice Ravel compone Sonatine M. 40 e completa la raccolta Miroirs, ampliando significativamente la sfera emotiva della sua arte. Questo vale soprattutto per Sonatine: è difficile trovare musica di così delicata tenerezza lirica tra le opere precedenti di questo genere. Nella Sonatine si riconosce un legame con le tradizioni del passato, in particolare con la liricità e all’eleganza di Fryderyk Chopin e non con il virtuosismo grandioso di Franz Liszt. Ravel si addentra in una dimensione nuova, lontana dalla sonata romantica, che a quel tempo non era ancora esaurita e anzi si era trasformata in qualcosa di nuovo nell’opera di Aleksandr Skrjabin.
Il primo movimento della Sonatine, Modéré, si presenta in modo laconico: ogni sezione della forma è ben delimitata e le proporzioni sono mantenute con rigore. Il Mouvement de menuet è un esempio di grazia melodica e scrittura armonica, trasparente, mai sovraccarico, che enfatizza la fragile bellezza della melodia. La musica del finale Animé irrompe come una folata di vento fresco, nel rapido movimento, nell’ampiezza della melodia.
Sonatine è considerata una delle opere migliori di Ravel, non solo per la purezza dello stile e la plasticità melodica, ma anche per la potenza espressiva.
Mario Castelnuovo-Tedesco (1895-1968)
Fuga elegiaca (1967)
3 Preludi e Fughe, op. 199
Mario Castelnuovo-Tedesco: un gentiluomo fiorentino
Tra i compositori che più hanno legato la propria immagine alla musica per chitarra va sicuramente ricordato Mario Castelnuovo-Tedesco. Nato a Firenze nel 1895, dimostrò precocemente un’innata predisposizione per la musica e, ancora giovanissimo, si diplomò in pianoforte e composizione sotto la guida di Ildebrando Pizzetti. Negli anni Trenta Castelnuovo-Tedesco fu uno dei compositori italiani più conosciuti e apprezzati all’estero: le sue opere venivano eseguite da musicisti del calibro di Arturo Toscanini, Gregory Piatigorsky, Alfredo Casella, Jascha Heifetz, Walter Gieseking e Andrés Segovia. Proprio dall’amicizia con quest’ultimo nacque in Castelnuovo-Tedesco l’amore per la chitarra, strumento al quale, negli ultimi anni di vita, affidò le pagine più intime e autobiografiche della propria carriera.
Costretto a lasciare l’Italia nel 1939 a causa delle leggi razziali promulgate dal regime fascista, che negavano agli ebrei anche i più elementari diritti civili, Castelnuovo-Tedesco si trasferì negli Stati Uniti, dove lavorò nell’industria cinematografica come compositore di colonne sonore. La sua fama di coltissimo compositore si diffuse rapidamente a Hollywood, permettendogli di abbandonare il cinema e diventare in breve uno dei più ricercati insegnanti di musica. Morì a Los Angeles nel 1968, diviso per sempre tra l’amore per l’Italia e l’affetto per gli Stati Uniti. Il 23 gennaio 2018, ottant’anni dopo le leggi razziali e nel cinquantesimo anniversario della morte, gli sono stati dedicati il Premio del Presidente della Repubblica Italiana e la Medaglia della Camera dei Deputati.
La Fuga elegiaca, ultima opera scritta da Castelnuovo-Tedesco per due chitarre, è un omaggio alla memoria della grande concertista Ida Presti, che, dopo una folgorante carriera solistica, formò un rinomato duo con il marito Alexandre Lagoya. Fu proprio al loro duo che Castelnuovo-Tedesco dedicò tutte le proprie composizioni per due chitarre. La Fuga elegiaca è, di fatto, l’ultima opera completata dal compositore e potrebbe essere catalogata con il numero d’opera 211.
I 3 Preludi e Fughe, op. 199, fanno parte del ciclo più ampio Les Guitares bien tempérées, op. 199, per due chitarre. Questo monumentale ciclo, composto nel 1962, costituisce un singolare tour de force unico nella letteratura per due chitarre. Al di là del titolo, nella raccolta non c’è alcun riferimento diretto all’opera di Johann Sebastian Bach, a cominciare dalla successione delle tonalità (che nel Clavicembalo ben temperato procedono in ordine cromatico, mentre in Les Guitares bien tempérées Castelnuovo-Tedesco le dispone secondo l’ordine delle quinte, alternando tonalità maggiori e minori).
Astor Piazzolla (1921-1992)
Tango Suite
«Il tango era molto noioso finché non sono arrivato io» (Astor Piazzolla)
Astor Piazzolla, incoraggiato dalla celebre compositrice e didatta francese Nadia Boulanger, creò in effetti un genere musicale completamente nuovo, apprezzato da musicisti del calibro di Gidon Kremer, Martha Argerich, Mstislav Rostropovic, Salvatore Accardo, Mina e Milva.
Piazzolla estese i confini delle vecchie forme di canzone, per poi abbandonarle del tutto. Pur mantenendo l’intrinseco romanticismo del tango, ne rifiutò la propensione alla nostalgia. Rivide il linguaggio armonico includendo elementi dello stile di Maurice Ravel, Olivier Messiaen, Arnold Schoenberg e Béla Bartók, e introdusse un basso mobile e “camminato”. Incorporò fughe e improvvisazione jazz nel suo linguaggio, ravvivandolo con un’incredibile miscela di pulsazioni tradizionali del tango e ritmi stravinskiani.

